5 Aprile 2022

L’occhio artistico di Giada: un portale tra il suo mondo interno ed esterno

É spesso presente un occhio all’interno dei miei progetti, un filtro attraverso il quale ognuno ha la sua percezione del mondo e su sé stesso. Cerco sempre di comunicare rappresentando quello che vedo attraverso i miei occhi.

BAO: Qual è la tua arte? Che vuole comunicare e trasmettere?

Giada: Faccio fatica a definire in modo preciso la mia arte, perché penso sia l’unione di vari elementi. Utilizzo le mie opere per trasmettere le mie opinioni, i miei sentimenti, e sopratutto il mio punto di vista sulle cose. Non a caso, è spesso presente un occhio all’interno dei miei progetti, perché penso sia un elemento sia d’impatto già per sè, ma anche una sorta di “portale” bidimensionale, un filtro attraverso il quale ognuno ha la sua percezione sul mondo e su sé stesso, sulle persone, sulle cose. Osservo me stessa e allo stesso tempo osservo quello che sta al di fuori di me e cerco sempre di comunicare rappresentando quello che io vedo attraverso i miei occhi, con i miei filtri, le mie esperienze, la mia sensibilità e i miei valori. Per questo la maggior parte delle mie opere non sono quasi mai del tutto realistiche, anzi, mischio realtà e fantasia perché è come io stessa vivo e percepisco tutto quello che mi circonda.

BAO: Com’è nata, raccontaci episodi che riguardando il passato legati alla tua passione e alla tua arte.

Giada: Il mio lato creativo è esploso durante la quarantena, che ho affrontato nel modo sbagliato perché ho spesso lasciato che le mie fragilità e debolezze prendessero il controllo sulla mia mente. Da lì ho iniziato a sentire l’esigenza di sfogarmi in qualche modo, di prendermi del tempo per stare con me stessa in maniera costruttiva, senza giudicarmi. Ho una iper-sensibilità che sto ancora imparando a gestire nel modo corretto, e l’arte è una delle cose che più mi aiuta ad affrontare i momenti difficili. Durante la seconda quarantena utilizzavo le ore passate a dipingere per meditare e riflettere, mi è capitato spesso di piangere durante la creazione di un quadro perché sentivo che solo in quel modo potevo liberare davvero le infinite emozioni che ho il vizio di reprimere o non confessare.

BAO: Come nasce il tuo processo creativo, da cosa sei ispirato?

Giada: Tutto mi è d’ispirazione, osservo sempre attentamente quello che mi circonda, mi piace studiare le persone, analizzare le varie dinamiche umane e contemporaneamente studiare me stessa, cercando di approfondire sempre di più ogni mio aspetto.

Passo molto tempo nell’introspezione, che penso sia un po’ un’arma a doppio taglio perché da una parte mi permette di poter avere molta auto consapevolezza, dall’altra non sempre è una cosa sana da fare, soprattutto se si è molto sensibili.
Quando creo un’opera non seguo schemi fissi, anzi raramente inizio già sapendo quello che voglio creare perché nasce più che altro da una necessità istantanea di creare e sfogarmi così, ed è una delle cose che più mi piace dei miei quadri perché nascono si sviluppano e si creano in maniera sempre diversa e casuale in base al mio stato d’animo, al tema generale o a quello che più mi piace a livello visivo.

BAO: Difficoltà che incontri oggi nel far conoscere la tua arte e di cosa avresti bisogno?

Giada: Oggi è sicuramente difficile per gli artisti emergenti riuscire a far conoscere la propria arte a tante persone, magari anche molto lontane. Forse anche un po’ per paura, mi sono sempre limitata a pubblicare qualche opera sui social e fare delle piccole esposizioni nella mia città, ma penso che agli artisti come me servirebbe la possibilità di avere una sorta di notorietà e visibilità attraverso più esposizioni, più eventi dedicati anche agli artisti emergenti e sicuramente associazioni culturali che promuovono gli emergenti.

BAO: Che rapporto pensi abbia l’autenticità nella creazione artistica? Come la vivi nel tuo processo creativo?

Giada: Sicuramente l’autenticità ha un grande valore all’interno di un’opera, si può dire sia la firma stessa dell’artista, ciò che lo contraddistingue da qualsiasi altra persona. L’autenticità si manifesta in mille sfumature, come è fatta un’opera, quali sono i suoi elementi, perché sono posizionati esattamente in quel modo, i colori usati, le espressioni rappresentate o le linee tracciate.

Mi piace vedere che le mie opere abbiano tutte la mia impronta, devono per forza rappresentarmi al 100% o sarei la prima a non esserne soddisfatta. Non credo ci siano particolari regole da seguire per poter creare opere autentiche, qualsiasi creazione è autentica se fatta per trasmettere qualcosa, applicando quindi un proprio filtro personale.